Marc Chagall: “Mi tuffo nelle mie riflessioni e volo al di sopra del mondo”

"La Promenade", 1917-18. Olio su tela, 169x163 cm. San Pietroburgo, Museo di Stato.

Marc Chagall era un uomo come quello che si vede nel suo disegno del 1917: uno che porta la sua casa sulle spalle, con tutto il suo peso, ma anche con tutta la ricchezza che quella casa può significare: tradizioni, esperienze, sogni, segreti, gioie e paure. Uno che porta se stesso al mondo.

Chagall scappa dalla Russia, lascia i suoi conterranei “alle loro aringhe” e continua a dipingere ciò che gli è sempre piaciuto: la realtà dei sogni. I sogni sono al centro di tutta l’opera di Chagall, che sembra volare sul mondo, ignorando i limiti dello spazio e del tempo, i limiti imposti dal regime e ogni altra cosa che guasti la poesia che in ogni gesto, in ogni pensiero, in ogni riflessione egli riesce a cogliere.

Tutta l’opera di Chagall è un’esplosione lirica, in cui la realtà viene messa a soqquadro, ma rimane -a differenza che per i surrealisti- il punto di inizio e di fine, nella tecnica quanto nella poetica.

Chagall fonda una sua nuova mitologia, che si fa realtà, che esiste per davvero e non è solo fiaba. E’ una realtà profonda, e mai espressione è più azzeccata per definire ciò che fa Chagall: egli si tuffa dentro se stesso, dentro le sue viscere e, concentrandosi sul punto più interno del suo corpo e della sua psiche, avvolgendosi intorno ad esso, riesce a perdere il suo stesso peso, a volare, a librarsi leggero nell’aria.

In questa tela la leggerezza diventa palpabile, la libertà diventa visibile nei sorrisi. Sembra che al mondo esistano solo Chagall e la moglie, follemente innamorati, immersi in una prospettiva che non esiste se non per loro. E questo amore leggiadro, composto, spensierato fa volteggiare nell’aria Bella (la moglie), mano nella mano con il suo complementare (anche cromatico).

Guardare un quadro di Chagall è come guardare la realtà attraverso un caleidoscopio, che la frantuma in mille colori e ci dà una nuova prospettiva, ferma il tempo e inonda ogni cosa di una trascendenza, che in realtà è già intessuta nella realtà. E questa trascendenza altro non è che la nostra vita interiore, che si eleva “al di sopra del mondo” in ogni attimo della nostra quotidianità, in ogni nostro pensiero che semplicemente eluda il presente: in ogni riflessione, insomma.

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