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Talking with: Arnaldo Pomodoro

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Arnaldo Pomodoro – photo © Bob Krieger

In via Vigevano a Milano apre il nuovo spazio espositivo della Fondazione Arnaldo Pomodoro, con una mostra sull’opera degli anni Cinquanta del Maestro 86enne, a cura di Flaminio Gualdoni. Tra riduzioni di spazio e diverse prospettive, Pomodoro ci racconta la sua scelta. Continua…

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Come un tarassaco soffiato: la delicatezza di Silvia Bächli.

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Silvia Bachli – veduta della mostra presso la galleria Raffaella Cortese – Milano

Silvia Bächli (Baden, 1956) potrebbe sembrare un’artista astratta, ma la gestualità delle sue linee tirate fino alla massima estensione del braccio e i suoi soffusi riferimenti alla realtà, la pongono in un limbo espressivo, da cui riesce a uscire con la forza gentile di un linguaggio delicatamente ordinato, che ammorbidisce, in un proficuo dialogo, i tubi a vista e il razionalismo dello spazio seminterrato di Raffaella Cortese. Continua…

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Goodbye, Devalle

Goodbye, Devalle

Goodbye, Devalle

Tutti stanno celebrando i successi del passato di Beppe Devalle (Torino, 1940 – Milano, 2013): le Biennali, Triennali, Quadriennali, da Venezia a Tokyo, passando per Roma e Milano, l’amicizia con Pistoletto, la frequentazione con Sperone, la Hayward Gallery, il Museo del 900, la Villa Reale di Monza, Palazzo dei Diamanti, il PAC, la GAM-Torino, il Corriere della Sera e l’insegnamento a Brera, ma anche il suo ritiro dalle scene e la lunghissima malattia. Tutto vero; eppure è un torto nei suoi confronti, perché gli ultimi suoi anni, nel silenzio della critica, li ha trascorsi a lavorare, pur divorato dalla malattia, da mattino a sera, per creare cose nuove, diverse da quelle che un tempo lo avevano reso famoso. Continua…

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Anselm Kiefer alla Galleria Lia Rumma

Anselm Kiefer, Bavel Balal Mabul, 2012

Nella prima sala della galleria Lia Rumma, una vecchia macchina tipografica, da cui escono pellicole cinematografiche di piombo, quasi moderni fili tesi dalle Parche, sembra essere l’origine di storie di uomini, luoghi ed architetture, diversi tra loro, ma uniti nell’illusione di provenire da una matrice comune, una Mezzaluna fertile, culla della nostra civiltà, ormai resa irriconoscibile dalla confusione linguistica della nostra Babele, da cui il titolo Bavel Balal Mabul: dire la stessa cosa senza capirsi. 

Nella serie The shape of ancient thought, questa realtà/utopia di un’origine comune si materializza su grandi lamine fotografiche in piombo, su cui la nostra memoria, come energia chimica, fonde tra loro le fotografie di templi indù e greci, espressione entrambi, nelle loro colonne, di quella stessa necessità di ascensione delle torri di Kiefer, pur tanto fragili, povere e fatiscenti. 

Oggi, nel mondo multiculturale, come nella Germania del secondo dopoguerra, Kiefer ci pone ancora il problema delle nostre basi culturali, della nostra storia e del nostro passato (a Fulcanelli è dedicata una grande opera in mostra): noi non possiamo creare nulla dal nulla, ma solo sperare di compiere processi alchemici, dal piombo all’oro, dal peggio al meglio, sperare, cioè, nell’Arte, che unisce in un’invisibile trama di significati eterni le epoche, gli uomini ed i loro pensieri.

 

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