Anselm Kiefer alla Galleria Lia Rumma

Anselm Kiefer, Bavel Balal Mabul, 2012

Nella prima sala della galleria Lia Rumma, una vecchia macchina tipografica, da cui escono pellicole cinematografiche di piombo, quasi moderni fili tesi dalle Parche, sembra essere l’origine di storie di uomini, luoghi ed architetture, diversi tra loro, ma uniti nell’illusione di provenire da una matrice comune, una Mezzaluna fertile, culla della nostra civiltà, ormai resa irriconoscibile dalla confusione linguistica della nostra Babele, da cui il titolo Bavel Balal Mabul: dire la stessa cosa senza capirsi. 

Nella serie The shape of ancient thought, questa realtà/utopia di un’origine comune si materializza su grandi lamine fotografiche in piombo, su cui la nostra memoria, come energia chimica, fonde tra loro le fotografie di templi indù e greci, espressione entrambi, nelle loro colonne, di quella stessa necessità di ascensione delle torri di Kiefer, pur tanto fragili, povere e fatiscenti. 

Oggi, nel mondo multiculturale, come nella Germania del secondo dopoguerra, Kiefer ci pone ancora il problema delle nostre basi culturali, della nostra storia e del nostro passato (a Fulcanelli è dedicata una grande opera in mostra): noi non possiamo creare nulla dal nulla, ma solo sperare di compiere processi alchemici, dal piombo all’oro, dal peggio al meglio, sperare, cioè, nell’Arte, che unisce in un’invisibile trama di significati eterni le epoche, gli uomini ed i loro pensieri.

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: