McNeill Whistler: “Non dovreste dire che non è un buon lavoro, ma che non vi piace, così sareste al riparo da ogni possibile obiezione”

"Composizione in grigio e nero n°1", 1871. Olio su tela, 144x162 cm. Parigi, Musée d'Orsay.

Questo quadro è stato eletto ad icona della solidità e dell’austerità di quei valori familiari degli Stati Uniti dell’ ‘800, che molto approssimativamente potremmo inquadrare come puritani. Eppure, a ben guardare, non c’è niente di più lontano dalle intenzioni di questo quadro.
Effettivamente, in questo dipinto Whistler ritrasse la madre, come ci conferma il titolo con cui l’opera è maggiormente conosciuta: “La madre di Whistler”. Tuttavia, appena si approfondisce la vicenda appare evidente che, se anche non fu -come molti dicono- per ripiego che Whistler usò la madre come modella, sicuramente l’intento del quadro non era quello di rappresentare in chiave sentimentale la purezza del rapporto madre-figlio.

Il vero titolo dell’opera, quello apposto dall’artista, ci informa delle sue reali intenzioni: “Composizione in grigio e nero n°1”. Attorno ai rapporti cromatici tra grigio e nero ruota una riduzione tranchant della tavolozza. I toni ne risultano neutrali, sospesi ed incombenti al tempo stesso. La quadratura delle forme degli oggetti e la sinuosità della curva del vestito si armonizzano tra loro. Ed è così che si crea un quadro armonico ed austero, di una pittura quasi senza storia, vicina ad un ideale estetico di completa armonia.
Certo non si può ignorare che nell’imporre solo questo aspetto all’attenzione del pubblico, il pittore stava vedendo unilateralmente la propria opera, da cui, in realtà, scaturisce anche una rassegnata solitudine, un’altera compostezza, un assordante silenzio del mondo circostante. Eppure, dal punto di vista della storia dell’arte, questo aspetto contenutistico -che salta, senza dubbio, maggiormente all’occhio- conta molto meno dell’aspetto formale.

L’aspetto formale, infatti, fa trasparire in pieno la poetica dell’estetismo del secondo ‘800. L’esperienza preraffaellita (v. Waterhouse) stava al tempo ricercando il bello nella quotidianità, l’artigianato prezioso, contro, invece, la dimensione dell’artista individuale, incarnato da Raffaello, esaltando così “le pietre di Venezia” (Ruskin), la creazione millenaria e collettiva di una comune e frastagliata tradizione culturale.
Whistler, invece, come tutti gli esteti, rinuncia a questa dimensione etico-morale: essi rompono quel legame tra società ed arte, che è per i preraffaelliti causa e scopo di ogni cosa. Tanto dagli uni quanto dagli altri non era ancora stata recepita la lezione di Baudelaire, per cui il poeta, come un albatros immacolato, può immergersi nella realtà ed uscirne indenne: sarà questa la grande novità dell’estetismo di trent’anni dopo. Per ora, comunque, l’arte rinuncia all’etica, ai sistemi di valori e all’espressione di contenuto: l’arte diventa pura creazione superficiale di belle cose.

La crisi economica ed il conseguente tramonto di un’idea sacrale della missione dell’Impero Inglese, nonchè l’avanzare del modello alternativo socialista, scatenano in Inghilterra una violenta lotta per le libertà individuali, che, procurando la fine dell’età vittoriana, avvia la modernità, che nasce sotto il segno -contrariamente rispetto a quanto si potrebbe pensare- di un edonismo del tutto a-politico. Questi esteti, insomma, non sono socialisti, ma sono dei ricchi capitalisti anti-borghesi. Un conto è, infatti, il capitalismo, un altro è la borghesia: il capitalismo non necessariamente coincide con l’esistenza di una borghesia, e tantomeno con il fondamentale messaggio culturale di cui essa si fa portatrice, e cioè il conformismo.

E’, appunto, contro il dilagante conformismo che si scagliano gli esteti, contro l’univocità delle letture culturali, contro l’uniformità accademica della cultura imperante, contro la necessità di un’arte “utile” [celebrata dal preraffaellitismo che sfocerà, infatti, nel liberty e poi nel design moderno]. Al di là di tutte le critiche, dobbiamo anche a loro se gli artisti e gli spettatori del ‘900 hanno potuto rivendicare una fruizione personale ed individuale dell’opera ed anche la sua “inutilità”: è questa una rivoluzione che non può essere sottovalutata.

Grazie, quindi, a Whistler, che si è sentito libero di  rappresentare, con tecniche minimali e perfette, una brutta vecchia, miseramente vestita, in un interno povero di una triste casa: un vero inno alla libertà.

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