Stefanoni: “Amo l’Arte quando è lucida come un atto notarile e la sua poesia è nascosta.”

"Le borse di gomma 72B", 1973. Tecnica mista su tela di lino, cm 95 x 80. Collezione privata.

Nonostante Tino Stefanoni sia un artista già di grande successo, forse oggi è il momento di tributargli ancora più onori, e giustamente quest’anno è stato riproposto, dopo un po’ di anni che mancava, alla Biennale di Venezia.

Questo artista lecchese, classe 1937, ha dipinto per anni oggetti di una disarmante ovvietà, un “abbecedario visivo” della nostra realtà quotidiana: tazzine da caffè, scrivanie, imbuti [“Imbuti gialli 74”, 1969], boules per l’acqua calda, matite [“Le matite bianche 144B”, 1973], camicie [“Le camicie 37”, 1970] e barattoli [“I barattoli 64B”, 1973], di solito su tele di lino in cui gli oggetti venivano disposti secondo un precisissimo ordine geometrico, un vero progetto ingegneristico, tanto che le sue tele possono ricordare quasi una presentazione di un progetto industriale.

Eppure quelle immagini sono di una persistente bellezza, di una compostezza misurata. E in quella semplicità di figure sospese, quasi progetti di nuove creazioni di un demiurgo, aleggiano misteri quasi primordiali, ontologici: il mistero della creazione e dell’ essere, della presenza, della verità della rappresentazione.

Come si vede, in ultima analisi, la distanza rispetto alla Pop Art è costitutivamente segnata: per Stefanoni la rappresentazione dell’oggetto non è fine a se stessa (v. Warhol), ma è un pretesto per parlare d’altro: si potrebbe forse dire che Stefanoni è un pop-artist nel senso traviato che della Pop Art è stato dato in Europa, e cioè quello di riflessione sociale, e di solito di protesta.

Tino Stefanoni dipinge immagini figurative ma costitutivamente imbevute di significati metafisici, di fronte a cui, però, non ci spaventiamo: quelle immagini ci pongono delle domande con la stessa innocente semplicità con cui ce le potrebbe porre un bambino, che indaga nel repertorio della sua quotidianità, dei discorsi e degli oggetti di tutti i giorni, e ne trae, tuttavia, domande altissime.
In questo senso, nella loro asettica precisione, attraverso la semplicità ed i colori, i quadri di Stefanoni sono “sentimentalmente razionali”. Razionali, perchè quelle linee così precise non fanno che dare evidenza plastica alla precisione di alcuni nostri pensieri, da cui si svolgono semplici ma tanto profonde verità, che ci fanno emozionare: “emozione attraverso una conoscenza più razionale che emotiva”, quasi un nuovo Leopardi, che fa emozione delle sue conquiste razionali.

Razionalmente Stefanoni inizia così, con un linguaggio in cui aleggia un soffio di certezza, ad approcciarsi alla realtà nel suo complesso, alla pittura di paesaggio, scisso nei suoi singoli oggetti: scorcio=finestra+casa+vaso+albero [“Senza titolo 374”, 1988], con la precisione di chi ha scisso ed analizzato ogni elemento. Eppure anche qui, le immagini sono percorse da una vena di emozioni fortissime, in primis la melanconia di un mondo senza uomini, tutto da conoscere per capire chi siamo, dove bisogna ripartire da zero. [“Senza titolo R84”, 2006]

E poi una fase ancora più avanzata, una ripartenza assolutamente primordiale: la serie delle “Sinopie”, disegni che ci riportano alle pitture rupestri, non più solo segni, ma primi di-segni, non solo presenza, ma accenni di personalità: “Sinopia è una verità segreta e nascosta. Sinopia è l’intimità e l’essenza dell’idea. Sinopia è pensiero e luogo originario dell’arte” [“Senza titolo R95A”, 2006].

Come si è visto, Sefanoni dagli inizi della sua carriera dipinge e basta: non si è lanciato in stravaganti avventure artistico-industriali, non ha sterilmente provocato, ha scelto la via più stretta, insomma. E forse questa scelta si è dimostrata lungimirante: Stefanoni mi sembra l’artista del momento, perchè il mondo, oggi, alla fin fine, ci sta imponendo di cambiare pagina, di ricominciare da zero, di percorrere le vie più strette, di tornare ai principi più sani della nostra cultura, di ricostruire l’edificio della nostra umanità sulla ragione e sulle emozioni più pure.

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