Wood: “Sono la profondità e l’intensità dell’esperienza di un artista ad essere la cosa più importante per l’Arte”

"Gotico americano", 1930. Olio su tavola, 74x62 cm. Art Institute, Chicago

Grant Wood è un artista complesso, dalla personalità difficile, omosessuale, americano, che studia a lungo in Europa e poi polemicamente torna negli States, sostenendo che le uniche buone idee della sua vita gli siano venute in Iowa, mungendo una mucca.

Nonostante siamo negli anni ’30, l’uomo e la donna (che in realtà sono parenti di Wood che non sapevano sarebbero finiti insieme in un quadro così particolare) sono rappresentati ieraticamente nel tipico atteggiamento di due contadini puritani: l’uomo è destinato al duro lavoro, rappresentato dal forcone, e la donna, sempre un passo indietro, lo deve assistere. Se pensiamo ad un’immagine degli anni ’30 in Europa, ad es., Metropolis, 1928 di Otto Dix, ci sembra di essere stati catapultati in un mondo alieno. Tutto in America sembra essersi fermato all’ ‘800. Eppure Wood in questa staticità riesce a cogliere le basi della forza di un progresso trascinante, volti rigidi e grigi, che però sanno lavorare indefessamente. Questi due uomini del Midwest, dell’Iowa, sono il vero tesoro, il vero investimento del popolo americano: casa, chiesa e lavoro sono le tre colonne portanti del self-made man, made in U.S.A..

Ma non è tutto oro quello che luccica. Lo sviluppo della travolgente forza primigenia di lavoratori e lavoratrici immersi in un paradiso tutto ancora da sfruttare, tutto ancora da scoprire, sembra avere un prezzo molto elevato: paesaggi come Risveglio Primaverile, 1936 hanno, sì, qualcosa di magicamente paradisiaco, ma sembrano avere la consistenza “della materia di cui sono fatti i sogni” (Shakespeare); sembrano essere, più che la realtà presente, una realtà sperata, un altrove immaginato, un rifugio dalle inquietanti certezze della morale americana. Ed ecco che, forse, dietro la scelta di Wood di tornare in Iowa si nasconde l’autoconvincimento di un uomo che non sa vivere in un’Europa ormai al traguardo della sua stessa storia, ma, in realtà, nemmeno nell’America dei soli forti, dei soli vincitori.

Nel titolo, quindi, potrebbe scorgersi una nota di satira: il pittore sembra dirci che, sebbene la tradizione ed il richiamo all’antico valore (qui rappresentato dalla casa “gotica”) siano alla base della convivenza tra Americani (i due, infatti, sono uniti dalla casa soltanto), gli Americani si stanno facendo ingannare da se stessi, perchè nulla di tutto questo è originale; tutto è una scopiazzatura mal riuscita, un collage quasi fastidioso.

Forse furono i lunghi viaggi in Europa o la vita a New York, in una dimensione più grande, più europea, a fare in modo che, invece, Edward Hopper, molto più che con leggere note di satira, seppur dipingendo l’American Scene, si sia sempre ben guardato dal celebrarla. Ma, nel Midwest, satira e dramma, kitsch e camp, si uniscono sotto l’egida di una comune falsa tradizione. E ciò che fa riflettere è che anche chi si accorge di tutto questo, come Wood, soggiace alla forza di questo inganno e non riesce a far altro che sognare un “più in là” che non raggiungerà mai, finendo -in ultima analisi- per celebrare quell’ America così crudele, che non gli permette neanche di dire quello che pensa, se non attraverso doppi sensi malcelati tra le pennellate dei suoi dipinti.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: