Cézanne: “voglio dipingere la verginità del mondo”

"Lago di Annecy", 1896. Olio su tela, 64x79 cm. Courtauld Institute of Art, Londra.

Paul Cézanne è un uomo alla ricerca di ciò che c’è di solido nella realtà. Cézanne cerca (usando categorie marxiane) la struttura del mondo, da cui vuole togliere l’inutile patina delle sovrastrutture.
Ma tutte le vuote e raffinate diatribe parigine su questi temi infastidivano lo schivo e provinciale Cézanne, che scapperà da Parigi (come Van Gogh) per rifugiarsi soprattutto in Provenza, ad Aix, alla ricerca delle cose vere, della loro essenza, oltre, al di là e senza l’apparenza. Cézanne elimina l’atmosfera a favore dell’essenza, della luce che viene da dentro le cose e non da fuori, come per gli impressionisti.

Nella ricerca di una stabilità interiore si ritrova l’esigenza di distinguere l’immutabilità delle cose dalla fuggevolezza delle visioni, di ridare alle cose la materia attraverso la pienezza del colore e non la leggerezza della linea e della luce. Cézanne vuole eliminare le impressioni scaturite da visioni parziali, frammentarie, e al contrario, saldarle nella maestosità di un’immagine intensamente vissuta, intensamente osservata: è per questo che lui era solito, prima di dipingere i suoi famosi panorami provenzali, fare lunghe camminate in collina, sui monti e fra i campi, conoscere il terreno, guardarsi intorno, sentire la forza della natura. Nei quadri di Cézanne ogni cosa è stante, carica, vera, maestosa, al centro dell’universo. Cézanne dipinge pezzi di natura, non quadri -come amava ripetere-.

Cézanne cerca di superare i suoi limiti, cerca la struttura del mondo, costruisce pezzi di realtà di cui l’uomo è l’autore: Cézanne cerca di essere Dio. Ci provano e ci hanno provato tutti gli artisti, non solo i moderni: tutti cercano un modo di costruire pezzi di realtà (esteriore o interiore che sia), e non c’è un modo oggettivo di rappresentarla, perchè anche quella che si ritiene la modalità più oggettiva -la prospettiva rinascimentale-, quando veniva impiegata non veniva impiegata perchè rappresentasse oggettivamente la realtà, ma solo ed esclusivamente perchè rappresentasse come si potesse vedere la realtà attraverso un insieme di principi matematici (pensiamo alla Città ideale).; in questo senso è paradigmatico quello che dice Piero della Francesca (1416-1492): “la realtà non si copia, ma si ricostruisce architettonicamente”. Non ci sono, quindi, modi oggettivi o no, ci sono solo modi più o meno efficaci, e sulla base di questo si giudica l’opera d’arte.

E Cézanne è certamente efficace, perchè, se anche non riesce ad essere Dio, nei suoi quadri si vive l’eternità di un equilibrio sospeso, come se davvero fosse arrivato al fondo delle cose, come se avesse tolto tutto fino al nucleo della realtà: con discrezione, senza imporre i suoi sentimenti, ma lasciando spazio ai nostri, ci ha donato immagini di cui ora noi possiamo godere per sempre.

A Milano, fino al 26 febbraio si svolgerà la mostra “Cezanne. Les Ateliers du Midi”. Per maggiori info, consulta la sezione MMM .

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