Cory Arcangel: “la mia arte è anti-tecnologia”

"Super Mario Clouds", 2002. Bruciatore ART EEPROM, DASM 6502 BSD, proiettori dati, NBASIC BSD, Nintendo Entertainment System, RockNES, cartuccia Super Mario Bros Nintendo, distributore video. http://www.coryarcangel.com

Cory Arcangel è un vero burlone: nella sua arte c’è sempre un sottile humor. Il suo dirt style (stile sporco), come viene chiamato, è tipico di un nerd che si diverte anche a fare cose da cattivo ragazzo. Acangel non ricerca la pulizia ed il realismo grafico: anzi, in queste superfici pixelate anni ’80/90, lui ritrova l’estetica dell’essenziale, di quelle prime macchine che ci accompagnavano in un mondo completamente nuovo.

Il potenziale dei computer e dei videogiochi si è tremendamente ampliato, ma Cory Arcangel intuisce che noi non siamo mai stati in grado di sfruttarlo appieno, che tutta la tecnologia di Super-Mario (e non è poca…), comunque, per noi, si può ridurre a delle nuvolette puffose che scorrono su uno schermo. E, quindi, ci siamo sforzati di potenziare sempre più tecnologie che già erano formidabilmente evolute, per sfruttarne una parte sempre inferiore. Noi stiamo inseguendo il progresso, ma nell’inseguirlo, invece che renderci più facile la vita, ce la facciamo complicare sempre più. Noi abbiamo la tecnologia, ma ci siamo dimenticati del suo scopo: renderci la vita più facile.

Ed ecco allora che Arcangel ritrova il valore dei videogiochi e dei PC/Mac anni ’80 e li catapulta nella modernità, all’insegna di una iper-rivoluzionaria economia degli strumenti e delle conoscenze, in un mondo, quello della tecnologia, in cui riguardarsi indietro sembra un’assurdità. E’ proprio un progetto economico-sociale alternativo quello del “burlone” Arcangel: egli, come molti new-media-artists si rifà ad una utopistica (?) idea dell’ “economia del dono”, in cui si revitalizza anche il passato e si mettono le proprie idee in file_sharing (condivisione) con il mondo intero (fatevi una visita al suo sito, in cui non solo espone le opere, ma spiega anche come riprodurle!). L’idea del file_sharing, insomma, eletta a modello socio-economico. Tra l’altro, molti new-media-artists videro in Internet la nuova frontiera del comunismo realizzato dopo la caduta del Muro di Berlino.

In questo modo Arcangel, sulla scia della pop-art e oltre, riflette molto attentamente sull’interazione spettatore-artista e sulla creatività nella società di massa, come anche Duchamp.
In realtà, Cory Arcangel nel suo “Super-Mario Clouds” rimane (cosa che i critici dicono che molti artisti contemporanei non sono in grado di fare) nel solco della più seria tradizione occidentale, certo con nuove forme espressive, ma contenuti che si rifanno alle Nuvole di John Constable, o alle ricerche di Muniz Vik, che disegnò in cielo una nuvola con un aeroplano

Ma la grandezza di Arcangel sta nella novità del messaggio che lancia, che, dietro il gioco colorato delle nuvole si sintetizza in una sola parola: nostalgia. Arcangel non accetta questa continua ossessione di un presente che scorre sempre più veloce, a cui noi non riusciamo a tener dietro, che non fa che creare sempre più “micro-passati”, che non compongono altro che un passato che è passato troppo velocemente.

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