Mark Rothko: “Tutto ha inizio come in un’avventura sconosciuta, in un mondo mai veduto prima”

"Untitled #17", 1961. Olio su tela, 233x190. Collezione privata.

Mark Rothko è un uomo, e -come sosteneva Nietzsche, la cui lettura cambiò la sua vita- in tutti gli uomini c’è una componente apollinea e una dionisiaca, un Es ed un Super-Io se preferite. Ebbene nelle tele degli anni ’60 di Rothko il controllo di Apollo si manifesta nei colori passati e ripassati più e più volte, diluiti nella trementina, per nulla da espressionista astratto, quale si usava definirlo: il suo gesto non è spontaneo nè autoespressivo.

Bacco, l’Es, invece, si manifesta nell’ immensità delle tele, che sembrano farci vagare nel vuoto. I critici più saggi dicono che Rothko bisogna guardarlo molto da vicino, 50 cm al massimo, per riuscire a perdersi nella pienezza del vuoto che ci circonda.

Rothko riesce a evocare la perdita totale dell’orizzonte, del terreno, della base d’appoggio, della realtà circostante: avvicinarsi ad un suo quadro è come avvicinarsi ad un muro di luce, in cui il vuoto insistente sulla retina fa perdere ogni cognizione dello spazio e del tempo. Ed ecco che allora si è completamente svuotati, il tempo non esiste e l’ego svanisce, il colore ci afferra in tutta la sua purezza e ci dona un’esperienza religiosa senza, però, alcuna rivelazione.

Rothko, infatti, dipinge e ci immerge in una metafisica senza Dio. Forse lui riesce, ebreo che non può rappresentare Dio, a rappresentare il punto limite, che è già oltre l’uomo, in cui non esiste l’uomo, ma non c’è ancora Dio, in cui l’immersione è così profonda che non si sa se sia più lontana la luce che si è lasciata o quella che ancora deve venire: è la condizione della più totale disperazione dell’uomo contemporaneo, che ha perduto Dio ma anche se stesso.

I suoi colori sembra che ci suggeriscano che lui vede in questo l’inizio di una nuova avventura, di un mondo ineffabile. Tuttavia, la disperazione con gli anni si fa più nera, anche sulle tele, finchè, dopo una serie di tele scurissime, Rothko si suicida.

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