Toulouse-Lautrec: “Esiste solo la figura umana; il paesaggio è, e dovrebbe essere, niente più che un accessorio”

"La clownesse assise", 1896. Una di 20 litografie, 52x40 cm; stampa: Auguste Clot. Pubblicazione Gustave Pollet, Paris. New York, MOMA

Henry de Toulouse-Lautrec era un nano, sifilitico: uno, insomma, cui la vita non aveva sorriso in partenza. Era un frequentatore dei bordelli di Montamartre e dei suoi “night”, in cui conobbe ballerine e prostitute che si facevano ritrarre da lui e che forse erano le uniche che gli prestassero un po’ di attenzione.

L’amore, il movimento, la frenesia, il divertimento sono gli oggetti di buona parte della pittura di Toulouse, che, quindi, rappresenta un po’ il mondo che il pittore non ha e che vorrebbe avere. Gli dà fastidio rappresentare la realtà, i paesaggi: lui vuole solo esseri umani, vivi, danzanti, luci e colori: Toulouse vuole solo evadere dalla realtà.

E’ come se ci volesse presentare quegli esseri umani che gli animano la vita, che costellano le sue giornate e allontanano la sofferenza. Toulouse vuole far conoscere al pittore le persone che dipinge. Lo annoia un paesaggio perchè stimola l’occhio, ma non una reazione. Ed effettivamente, di fronte a questa clownesse, che ci guarda quasi con sguardo interrogativo, è solo il pudore che ci trattiene dal parlarle, dal dirle perchè la stiamo fissando così insistentemente, perchè la stiamo indagando così a fondo.

Il dipinto sembra richiamare quell’attimo in cui il pittore, dopo averci presentati ci abbandona, e noi per qualche attimo navighiamo in un mare di imbarazzo, domande rivolte a noi stessi. Lautrec, come sempre, ci fa sbattere anche contro i nostri imbarazzi, i clichè, i perbenismi.

La comunicazione tra noi e lei è il punto nevralgico dell’opera, che, come tutta la produzione di Lautrec ricerca l’interazione con l’immagine: non a caso egli sarà il primo grande pubblicitario della storia, il primo a capire la potenza della comunicazione non solo “didattica” attaverso le immagini.

Toulouse ci ha così donato uno squarcio di realtà, di umanità, un dialogo con gli altri, che -di solito molto diversi da noi- ci stimolano ancor più ad un dialogo interiore. Il senso della sua opera in fondo sta qui: nella ricchezza che ci può dare il confronto con l’altro.

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